Gone Girl - L'amore Bugiardo Trailer + Recensione + Sorpresa!

David Fincher approda in sala con L'amore bugiardo - Gone Girl: scene da un matrimonio tra thriller e satira

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Nelle sale italiane dal 18 dicembre dopo il successo riscosso al botteghino statunitense, L'amore bugiardo - Gone Girl di David Fincher porta sul grande schermo l'omonimo romanzo di Gillian Flynn: la storia di Nick (Ben Affleck) e di Amy (Rosamund Pike), marito e moglie, sconfitti dalla crisi economica e afflitti da quella coniugale. Una coppia come tante, finché Amy non scompare nel nulla, lasciando solo un diario e, sulla testa del coniuge, un'accusa pendente di omicidio.

Stop. Proseguire oltre nel racconto sarebbe un vero e proprio delitto. Perché Gone Girl (soprassiedo volutamente sull'adattamento italiano del titolo) è un crescendo di scatole cinesi, in cui vittima e carnefice, innocente e colpevole, moglie e marito giocano a rimpiattino per il piacere, forse morboso, dello spettatore. Con grande perizia, David Fincher orchestra una spettacolare danza macabra, avvolta in una bianca nuvola di zucchero, soppesa tra una equivoca caccia al tesoro e una veglia notturna, tra un selfie inopportuno e un paio di mutandine rosse. La fine di un amore, il matrimonio come manicomio, coabitano con una satira feroce e amara di uno pseudo-giornalismo capace di oltrepassare qualsiasi pornografia dei sentimenti. Grazie alla prova attoriale di Ben Affleck e Rosamund Pike, di una bellezza glaciale (immagine consolidata dopo aver interpretato il ruolo di Miranda Frost in 007 - La morte può attendere), il film riesce nel miracolo di raccontare il nostro presente, attraverso gli stilemi di un thriller che ci inganna, che cambia tono e pelle, al pari di un serpente. Nonostante telecamere, microfoni, social network documentino, attimo per attimo, fotogramma per fotogramma, ciò che accade ai protagonisti, niente è come sembra. La verità risulta lontana e, talvolta, persino priva di senso. E, infine, sulle note acide della disturbante colonna sonora composta da Trent Reznor, tra le lenzuola non troppo innocenti, risuonano inesorabili le consuete, colpevoli, domande, a cui ogni coppia vorrebbe, forse, rispondere: "A cosa pensi? Come ti senti? Che cosa ci siamo fatti?".

Dell'esordio cinematografico di Emily Ratajkowski nella (piccola) parte di "quella con le tette da vienimi addosso che ora in TV sembra un hamish" (così come viene etichettata durante il film) ne abbiamo già parlato sul post a lei dedicato. Un esordio che fa il paio con quello di Irina Shayk in Hercules - Il guerriero. Se per quanto riguarda il giudizio estetico ognuno può avere la propria preferenza, sul grande schermo (per ora) Emily conduce 3 a 0 grazie a un minutaggio superiore, alla "presenza scenica" e al valore delle due pellicole in questione. Infine chiudo questo 2014 assegnando un ipotetico premio a Emily e ad Alexandra Daddario come "miglior seno originale" (non rifatto) di questa stagione, rispettivamente sul grande e sul piccolo schermo (Alexandra in True Detective).

Il Cinefilo Cinofilo

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