I Delitti del Barlume - Recensione

Filippo Timi ed Enrica Guidi, protagonisti della mini-serie tratta dai romanzi di Malvaldi #EnricaGuidi

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Certi bar hanno il "barrista", altri no. Se assieme alle ordinazioni vi servono anche humour e ironia, ne avete trovato uno. Oppure siete al BarLume nell'immaginaria località di Pineta, dove hanno ambientato i due film della nuova serie targata Sky (insieme a La7 che ne avrà i diritti per la messa in onda in chiaro) tratta dai gialli di Marco Malvaldi, pubblicati da Sellerio. E a servirvi c'è Massimo Viviani, toscano doc, con una mente acuta capace di risolvere casi intricati e forgiare battute taglienti, un carattere difficile e le fattezze di Filippo Timi.

Clienti fissi del suo BarLume sono Ampelio, Pilade, Gino e Aldo, quattro aspiranti detective in pensione che passano il loro tempo ai tavolini del bar. Con loro l'avvenente banconista Tiziana (Enrica Guidi), "della quale la prima cosa che uno nota sono due puppe meravigliose" per dirla con Malvaldi. Ed ecco la vera sorpresa di questa serie: Enrica Guidi. Esordiente in tv, ma capace con la sua sensualità di monopolizzare la scena, aiutata anche dalla regia di Eugenio Cappuccio (Se sei così ti dico sì) che insiste (in alcuni momenti anche eccessivamente, ma non è proprio un difetto...) sulle sue notevoli curve. Da non perdere le scene in cui Tiziana diventa il sogno erotico di Massimo.

La serie diverte e non impegna, ma non tutto fila liscio. La regia è eccessivamente televisiva, più vicina al modello Montalbano (entrambe le serie sono prodotte da Palomar) che alla qualità che Sky ci aveva offerto con Romanzo Criminale. Inoltre l'accento toscano, che sulla carta non dà fastidio, nella versione "parlata" finisce per confondere il telespettatore.

Il Cinefilo Cinofilo

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