Nymphomaniac Vol. 1 Trailer + Recensione + Commenti sul cast

Il sesso e la filosofia, il sesso e la matematica, il sesso e la musica, il sesso e religione, il sesso e la pesca perfino. Ecco Lars von Trier e il suo ultimo monumentale e, neanche a dirlo, discusso lavoro.

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RECENSIONE

Sono passati due anni dall’ultimo film di Lars von Trier Melancholia, intervallo di tempo che ricorre spesso nella sua filmografia e necessario per dare corpo alle sue storie, dove affronta tematiche di spessore, mai banali, argomentate con il piglio schietto, controcorrente e scomodo che lo contraddistingue.

In Nymphomaniac racconta la storia di Joe, ninfomane per sua stessa ammissione. Una sera Seligman trova Joe in un vicolo distesa a terra. In lei ci sono evidenti lesioni da pestaggio, l’uomo la porta a casa per curarla e si fa raccontare la sua storia. Sono state realizzate due versioni, ognuna delle quali divisa in Vol. I e II, per attirare quanti più finanziatori possibile e facilitarne la distribuzione, lasciando così piena libertà espressiva all’autore.

La versione di quattro ore è quella che ha subito i tagli dei primi piani di genitali – troppo espliciti per superare la censura – attuati dagli stessi montatori del regista che ha dato il via libera. La versione di 5 ore e mezza sarà distribuita successivamente in quelle parti del mondo in cui la censura lo permette. L’autore segue la sua protagonista dai primi passi nel conoscere il sesso, e il piacere che da esso può trarne, fino all’età adulta.

Ciò che lo spettatore comprende capitolo dopo capitolo (la prima parte è costituita da cinque capitoli, la seconda da tre) è quanto Joe si senta sola. Il sesso è un surrogato col quale cerca di riempire il vuoto esistenziale che l’accompagna. In ogni uomo cerca un appagamento che puntualmente non arriva, non come vorrebbe o si aspetta. Molto bella e significativa la scena in cui fa l’amore con l’unico uomo di cui sia stata innamorata, Jerome, a cui dice di non sentire nulla. Nulla. Quella ricerca del piacere tanto agognato – che inizia per gioco – quel rifiutare di innamorarsi per non soffrire, non la portano da nessuna parte. Joe non è felice, né soddisfatta di ciò che fa o che è diventata. È un’anima in pena che pensa di meritare quanto gli è accaduto, come spiega a Seligman.

Quella tratteggiata dall’autore è un’anima che vuol trovare il suo posto nel mondo e lo fa nell’unico modo da lei appreso. Il sesso espresso nel film è funzionale alla storia raccontata dall’autore e questa è la versione soft. Si può solo immaginare quanto possa essere più esplicita la versione lunga. Per la produttrice Louise Vesth Nymphomaniac parla della tante cose che succedono alle persone. Lars von Trier porge lo sguardo su come molti – oggi - affrontano la sessualità e le relazioni. Pone l’accento sulla maggiore consapevolezza che le giovanissime hanno del proprio corpo, scollata però dalla maturità psicologica ed emotiva. Lo stesso dicasi del potere che le donne esercitano sul maschio col sesso.

In Danimarca il film è uscito il 25 dicembre 2013, nelle sale italiane il primo e il secondo volume usciranno rispettivamente il 3 e il 24 aprile 2014. Quella che ad una prima occhiata superficiale può sembrare - a qualcuno - un mero esercizio sessuale su celluloide, non coglie negli occhi, nelle parole e negli atteggiamenti della protagonista la sua sconfinata umanità, piena di errori, ma sempre in cerca di qualcosa che la faccia stare bene o, almeno, meglio. Il cineasta snocciola un’ossessione reale e più comune di quanto si pensi, tanto per le donne quanto per gli uomini. Il cuore del film sono le conversazioni tra Seligman e Joe. Nonostante alcune situazioni possano risultare poco credibili – eccessive ed eccentriche – conferiscono tuttavia incisività ai sentimenti della protagonista. In fondo ciò che Joe vuole è provare un’emozione.

Fonte: Cinemalia

Autore: Francesca Caruso

IL CAST

Quella volta, l'impiego da modella Stacy Martin non l'ha ottenuto. Poco male, tanto al provino nemmeno ci voleva andare; e, soprattutto, a quel colloquio ha incontrato il direttore del casting di Nymph()maniac che le ha detto <<hai qualcosa di Charlotte Gainsbourg>> e l'ha spedita all'audizione con Lars Von Trier.
Comincia così la storia di Stacy Martin, 23 anni, una laurea in Media e studi culturali, un'abortita carriera come indossatrice che le serviva essenzialmente a pagarsi la scuola di recitazione. Quando Des Hamilton (il casting manager di cui sopra) le ha suggerito di proporsi per la parte della giovane Joe, Stacy aveva appena finito una maratona di The Kingdom e riteneva Von Trier <<il miglior regista vivente>>, dunque di Nymph()maniac non ha voluto neppure leggere la trama. Ma quando ha avuto sottomano il copione e ha fatto la conta delle numerose sequenze estreme, non si è scomposta più di tanto: tra protesi vaginali e controfigure professioniste del porno (che hanno recitato in un set separato rispetto agli attori ufficialmente accreditati), la sua preoccupazione era quella di <<onorare il personaggio>> e di risultare credibile come versione adolescente di Charlotte Gainsbourg.
Prova superata, Stacy nella prima parte di Nymph()maniac è protagonista assoluta e sorprendente. E ora, sognare per sognare, vorrebbe lavorare con Tarantino. Tutto può succedere, no?

Per Charlotte, invece, si tratta della terza collaborazione con il regista danese, dopo Antichrist e Melancholia: Von Trier ha trovato in lei la perfetta eroina del suo mondo tormentato e votato all'autodistruzione.
Nata nel 1971 a Londra, Charlotte Gainsbourg è cresciuta in una famiglia votata all'arte. Il padre era il cantautore francese Serge Gainsbourg, mentre la madre è l’attrice inglese Jane Birkin. A loro si aggiungono altre parentele particolarmente importanti, come una nonna del calibro di Judy Campbell e uno zio come lo scrittore Andrew Birkin. Un ambiente, insomma, all'interno del quale difficilmente si cresce con l’ambizione di fare la contabile, a patto però che si abbiano le giuste inclinazioni. Perché determinate vocazioni non sono ereditarie e difficilmente si possono raggiungere: si hanno o non si hanno. Nel corso della sua carriera Charlotte Gainsbourg ha dimostrato di essere in grado di eccellere in più di un campo artistico, a cominciare dal cinema.
Il suo esordio risale al 1984, nella pellicola Amore e musica, ed è proseguito fino ai giorni nostri, attraverso una serie di pellicole che l’hanno vista collaborare con registi particolarmente conosciuti, tra cui Michel Gondry (in L’arte del sogno) ed Emanuele Crialese (in Nuovomondo). Molti sono i premi che ha vinto per le sue interpretazioni, tra cui un César (per L’arte del sogno) e un Prix d’interprétation féminine (migliore interpretazione femminile) al Festival di Cannes per il suo ruolo nel già citato Antichrist. Ma il talento di Charlotte ha trovato sfogo anche nel campo musicale, a partire dai primi anni ’80, dalle collaborazioni con il padre fino ad arrivare al più recente IRM (2009), prodotto dal musicista e cantante statunitense Beck. Per la colonna sonora di Nymph()maniac ha inoltre registrato una cover di Hey Joe, famosa canzone di Jimi Hendrix (a sua volta una cover).

Il Cinefilo Cinofilo

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