Recensione: 1992 (serie tv)

La serie targata Sky racconta l'Italia di ieri intrecciando politica, costume e intrattenimento

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Non si apre con le banconote cacciate da Mario Chiesa in un water, il primo episodio di 1992, bensì con un nudo integrale, sul corpo ancora tonico, ma in pericolo, di un giovane poliziotto sieropositivo. Mettendo subito in chiaro che Sky è, sempre più, l'equivalente nostrano di HBO quanto a libertà produttiva e possibilità di maneggiare contenuti scabrosi; e sottolineando con forza che non di sole Mani pulite si tratta, nella miniserie nata da un'idea di Stefano Accorsi e trasmessa su Sky Atlantic (e Sky Cinema).

Non solo politica, anche se Tangentopoli è una delle sei sottotrame che compongono il tessuto della serie, e Antonio Di Pietro uno dei pochissimi personaggi realmente esistiti nell'intreccio: il suo pool, alacremente al lavoro per intercettare telefonate e mazzette, è composto invece da figure inventate. Fra cui il giovane agente di polizia Luca Pastore (Domenico Diele), che di Mani pulite fa una missione personale: contagiato dall'HIV a causa della commercializzazione di plasma infetto, una delle pagine più nere dello scandalo generale che travolse l'Italia, cerca vendetta contro il cinico imprenditore milanese Mainaghi. Così, come in una macchina del tempo che può permettersi di riprodurre l'epoca con precisione di scenografie e costumi, scorrono sul piccolo schermo immagini e volti familiari: le gonne cortissime di Non è la Rai, il divano di Casa Vianello e l'ombra del Cavaliere pronto a scendere in campo. Berlusconi è uno dei personaggi chiave di 1992, pur non avendo un volto a interpretarlo: se ne accorge Leonardo Notte, pubblicitario e playboy di cui Accorsi veste i panni, quando assegna alla classe di sua figlia il compito di indicare la celebrità che più ammirano, e il nome del presidente del Milan stravince.

L'inchiesta della magistratura per dipanare la rete di tangenti che avviluppa il paese si fonde allora con il baluginio degli schermi accesi in tutti i salotti, le gambe di Lorella Cuccarini e le ambizioni voraci di un'aspirante soubrette (Miriam Leone) pronta a tutto pur di lavorare a Domenica In. Le luci nazional-popolari di Fininvest fendono l'oscurità in cui Di Pietro si avventura, e preparano la mutazione del volto sociopolitico del paese, cui contribuisce anche la rampante Lega Nord, nella persona dell'ex militare Pietro Bosco (Guido Caprino) rientrato dall'Iraq.

Se ne è parlato bene, se ne è parlato male, comunque se ne è parlato. Perciò non stupisce l'annuncio del rinnovo per altre due annate, 1993 e 1994, che racconteranno, tra le altre cose, gli anni della caduta della prima repubblica, la nascita di Forza Italia e l'ascesa al potere di Silvio Berlusconi. Su 1992 ci sono pochi dubbi: non è Gomorra. E, ancora, meno dubbi: meno male. Delle serie cult di Sollima e soci non ha la compiutezza che le consentiva il genere, né l'altissima recitazione teatral-shakespeariana. In qualche modo ne rappresenta un superamento, nel tentativo di raccontare una realtà storica e di fare i conti con nomi e cognomi, memoria collettiva e un valore indiziario dell'evento che continua a partecipare della nostra vita quotidiana, più di vent'anni dopo. 1992 si prende il rischio di raccontare quello che eravamo (e non quello che erano) e di ricordarci quello che siamo diventati. Lo fa dialogando con un gusto, più che con un genere (l'atmosfera noir, così lontana dalla tradizione di fiction italiana più recente), mettendo in campo scelte vere di regia, montaggio e fotografia.

1992 si prende un sacco di rischi: quando sceglie di rappresentare le maschere più radicate nella memoria dello spettatore in chiave mimetico-grottesca (Dell'Utri-Bossi), o al contrario conservandone un dettaglio (la capigliatura di Di Pietro, le zeppe di Berlusconi), o quando inventa nuove maschere e nuovi volti (Notte, Mainaghi, Bosco). 1992 dialoga con molto cinema contemporaneo, ma soprattutto, ed è l'idea vincente, dialoga con la televisione: per mettere in scena, sul piccolo schermo, l'evento politico e sociale che più è stato assorbito e metabolizzato dalla tv negli anni 90, decide di riappropriarsi dello stesso immaginario e di ri-leggerlo, a posteriori. Certo, quando si cerca di superare i limiti, non si può fare a meno di crearsene, e pagarne di nuovi.

Difficile che nelle ultime settimane non abbiate sentito parlare di Miriam Leone: chissà se per coincidenza o per consapevole scelta di palinsesto, l'attrice catanese ha occupato da protagonista le prime serate dei canali più seguiti tra free e pay nelle medesime settimane. E interpretando ruoli che più distanti (forse) non si può: per il compassato e tradizionalista pubblico di Rai1, è stata la contessa Clara Grandi Fossà in La dama velata (terminato il 16/4), feuilleton in piena regola, girotondo ottocentesco in costume con false morti, matrimoni combinati, amori impossibili. Su Sky, invece, è stata l'aspirante soubrette Veronica Castello, uno dei personaggi centrali di 1992 (ultimi due episodi il 21/4; Leone è anche da quattro anni compagna di Davide "Boosta" Dileo, il tastierista dei Subsonica che della serie cura la colonna sonora): apparentemente spregiudicata ma con l'autostima in frantumi, insegue il sogno di sfondare sul piccolo schermo offrendosi ad amanti ricchi e potenti che possano permetterle facilmente di far carriera. La starlette in cerca di popolarità a qualunque costo ha soppiantato a colpi di scene hot la dama velata. Le ultime puntate del progetto ideato da Stefano Accorsi hanno rilanciato ancora di più la centralità dell’attrice siciliana e la sua carica erotica. I telespettatori in visibilio hanno riversato i loro commenti sul web, ma qualcuno ha anche notato che la trentenne incoronata Miss Italia nel 2008 e poi conduttrice di Uno mattina estate e Mattina in famiglia, sa infondere a un inevitabile cliché sfumature di credibile fragilità.

Prima di agguantare la fascia più ambita, Miriam aveva ricevuto quella di Miss Cinema, ma sul grande schermo, finora, solo comparsate, da Genitori & figli - Agitare bene prima dell'uso a La scuola più bella del mondo. Più corposo il suo curriculum in campo fiction: al momento è al lavoro su una nuova serie, Non uccidere, prossimamente su Rai3.

Il Cinefilo Cinofilo

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