Recensione: Shameless (serie tv)

Shameless, la famiglia più incasinata e divertente del piccolo schermo

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Chi è causa del suo mal pianga se stesso, ripetono le nonne e i repubblicani di ferro. "Ho 23 anni, ormai: sono la sola responsabile dei miei errori" prende coscienza Fiona, alla fine della quarta annata di Shameless, ma quanto dolore per arrivarci: l'etichetta del dramedy va sempre più stretta al remake americano della serie inglese ideata da Paul Abbott, che nel corso della stagione fa precipitare gli eventi in una valanga di conseguenze nefaste che seppellirebbe anche personaggi ben più adulti e coraggiosi. Sullo sfondo, Frank (William H. Macy) sta morendo, ignorato dai Gallagher di cui ha ormai esaurito ogni residua pazienza. Parassita fino all'ultimo respiro, raccatta una nuova figlia dalla (chissà quanto) numerosa progenie e lascia a lei il compito di districarsi tra i tragicomici tentativi di procacciargli un fegato sano. In primo piano, c'è la disfatta di Fiona (una sempre più strepitosa Emmy Rossum) e se avevamo intuito subito che la quotidianità da impiegata d'ufficio le sarebbe presto sembrata una prigione, difficilmente avremmo immaginato che, in una cella per nulla metaforica, ci sarebbe finita davvero. Fa male al cuore, la sconfitta di Fiona, costretta a far da madre ai fratellini fin dall'età della ragione, e ora incapace di riagguantare i fili di troppe variabili impazzite. Lip (un applauso anche all'interpretazione di Jeremy Allen White) invece il controllo se lo mangia a colazione: parla poco, fuma molto, si sveglia presto, incastra esami, risolve problemi, e impara che ai poveri non è concesso il lusso della sfiga. E che la battaglia per affrancarsi dal ghetto è sfiancante e lascia comunque in bocca un retrogusto amaro.

Insomma dopo una quarta stagione da incorniciare, in America è iniziata la quinta stagione con la solita, inesauribile forza creativa dello show. Protagonista di questi primi episodi è Fiona: dopo una quarta stagione passata tra droga, prigioni e sensi di colpa, l’ex primogenita Gallagher aveva fatto i conti col suo lato oscuro, fino a quel momento sopito per badare a fratelli e sorelle, ma mai davvero messo da parte. Questa stagione sembra procedere su un binario simile, con però una diversa sfumatura: l’anno scorso i guai della ragazza venivano da un incidente, quest’anno, invece, c’è Sean (Dermot Mulroney). Sean è il nuovo capo di Fiona, e tra i due c’è una simpatia piuttosto evidente. Dove con “simpatia” si intende una chiara voglia di strapparsi le mutande. Ebbene, Sean rifiuta le attenzioni di Fiona. Perché? Be’, perché è un alcolista che cerca di redimersi e di condurre una vita decente, e ha paura che Fiona non sia affatto la compagna migliore per un percorso del genere. Per la prima volta, una persona che Fiona stima personalmente la tratta, seppur a malincuore, come merce avariata. Inutile dire che la poveretta ci rimane parecchio male, ma troverà il modo di distrarsi come si intuisce nel video tratto dal quarto episodio.

Come si è intuito Emmy Rossum, ovvero Fiona, è la mia preferita, di tutte le serie (giusto Lizzy Caplan in Masters of Sex si sta adoperando per mettere in discussione questo primato). In possesso di una bellezza tale da spiccare in qualsiasi ruoli si cali - non a caso, è stata scelta per interpretare una giovane Audrey Hepburn nel film per la tv The Audrey Hepburn Story (quei suoi grandi occhi scuri e il fisico asciutto sono perfetti per la parte) - con gli anni è cresciuta e nuovi ruoli le sono stati cuciti addosso cascandole, tra l'altro, alla perfezione. A partire da Fiona Gallagher, indaffarata e responsabile figlia maggiore della famiglia strampalata (e disastrata) protagonista della serie Shameless (Us). Nonostante un look trasandato, la sua eleganza e leggiadria contrastano con la casa sempre in disordine, i piatti da lavare e i mucchi di panni sporchi, facendola sembrare una ballerina che si districa tra una faccenda e l'altra. Decisamente più aggressiva, nel film Beautiful Creatures. La sedicesima luna è una strega (o meglio Castor) fasciata da pizzi e trasparenze che deve portare la cugina, Lena Duchaness, verso il lato oscuro: una tentatrice a cui è impossibile resistere. Un personaggio che ha mostrato tutta la sensualità di Emmy Rossum, tanto da farla entrare nella (lunga) lista delle possibili interpreti di Anastasia Steele nella trasposizione cinematografica del bestseller Cinquanta sfumature di Grigio (che, alla fine, sarà interpretato da Dakota Johnson). Se qualcuno pensasse che tutto ciò non basti, ha anche una bellissima voce, sfoggiata in Il fantasma dell'Opera di Joel Schumacher e (per il momento) in due album. Giusto per non farsi mancare nulla.

Il Cinefilo Cinofilo

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