The Americans - Recensione

In amore e in Guerra Fredda tutto è lecito

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Avevo già parlato di The Americans in occasione della trasmissione della terza stagione di Homeland, e, dopo i 13 episodi che compongono la prima stagione, posso affermare che The Americans è una delle migliori novità del 2013.

Il nemico del mio nemico è mio amico? Oppure il contrario? I legacci della menzogna si serrano attorno a Elizabeth e Phillip Jennings (Keri Russell e Matthew Rhys), identità negate fin dai nomi (falsi) e dal titolo dell'ottimo show di Joseph Weisberg. Il passato sovietico di Nadežda e Miša torna a galla, insistentemente, più volte, loro malgrado, seminando dubbi antichi (sulla causa comunista, a cui soprattutto Elizabeth/Nadežda è fermamente devota) e nuovi (su un matrimonio di facciata che, a forza di finzioni, è diventato drammaticamente vero). Gli americani del titolo sono, in realtà, russi, e non si può dire che gli manchi il senso dell'umorismo se, per infiltrarsi su suolo statunitense fin dai tardi anni 60, scelgono di mimetizzarsi sotto la maschera della famiglia borghese, nucleo e fondamenta del sogno a stelle a strisce. Si specchiano, al di là della strada, nella coppia formata dall'agente FBI Stan Beeman (Noah Emmerich) e da sua moglie Sandra, un'unione (vera) che si sgretola rovinosamente sotto il peso dei segreti di una vita sotto copertura. Che giochino in casa oppure in territorio nemico, gli agenti di The Americans non riescono a dividere professione e sentimento; possono, al massimo, costruirci sopra doppi e tripli giochi, fingendo a ogni respiro, ma l'amore proibito - quello tra i falsi coniugi Phillip ed Elizabeth, quello infedele di Beeman per la traditrice Nina (Annet Mahendru) - si impunta, testardo, a squarciare il velo di personalità fittizie. Il ritratto della Guerra fredda disegnato da Weisberg (che negli anni 90 militò nella CIA) è una guerra di trincea, dove ci si illude di smantellare il nemico oltre cortina, ma si finisce per sopraffare, palmo a palmo, chi si ama e per perdere, definitivamente, se stessi. Il bello è che lo show, calando scopertamente la carta melodrammatica (anche familiare: si veda il conflitto relativo ai figli dei Jennings, che crescono nella bambagia capitalista, totalmente ignari della provenienza dei genitori), suggerisce riflessioni per nulla scontate, ma, allo stesso tempo, avvince lo spettatore con il ritmo incalzante, la suspense a tratti hitchcockiana, un'ottima padronanza narrativa. E una messa in scena vintage che degli anni 80 utilizza un certo stile cinematografico e numerosi dettagli quotidiani come leve di tensione (i piani elaborati senza l'ausilio di gadget ipertecnologici, telefoni cellulari e via dicendo) e senza risultare mai invadente. I protagonisti Keri Russell, Matthew Rhys e Noah Emmerich sono figure tristi e tragiche, intrappolate in una partita che, nonostante la retorica, non prevede vincitori.

Ottima l'interpretazione di Keri Russell: uscita dalla stessa infornata di talenti del Mickey Mouse Club che ci ha regalato Christina Aguilera, Justin Timberlake, Britney Spears e Ryan Gosling, l'abbiamo conosciuta in Italia come Felicity Porter, la ragazza con una grande chioma riccia e un viso d'angelo che faceva capitolare tutti i compagni di corso al college (protagonista della serie Felicity, che le ha fatto vincere il Golden Globe come migliore attrice). Ora, Keri è diventata una donna e, dopo una lunga gavetta sia sul piccolo che sul grande schermo, la ritroviamo in una serie di successo come The Americans. Lisciati, purtroppo, i magnifici boccoli (suo innegabile marchio di fabbrica), passa dall'essere una madre e una moglie algida (più attenta ai notiziari che alla famiglia) a una bollente spia senza pietà (e terribilmente snodata, grazie anche al passato di ballerina), disposta a tutto (ma proprio tutto) per Madre Russia. Lontana dalle prosperose avvenenze hollywoodiane, Keri Russell possiede una bellezza raffinata, angelica, d'altri tempi, tanto che la sua recente interpretazione in Alla ricerca di Jane, che la catapulta nell'Ottocento tra crinoline e fiocchi, sembra riportarla nella sua era e dimostra che sarebbe perfetta per un film di ambientazione vittoriana.

La seconda stagione di The Americans andrà in onda dal 26 febbraio negli Stati Uniti e prossimamente su Fox.

Il Cinefilo Cinofilo

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